giovedì 15 giugno 2017

Altrove


"Viaggiare, sognare, innamorarsi, tre inviti per la stessa cosa. Tre modi per andare in luoghi che non sempre riusciamo a capire."
(Angeles Mastretta)
E tuttavia ...
"Esistono luoghi che ci chiamano, magari anche da molto lontano. Non ne conosciamo la ragione, ma, ancora prima di averli visti, sappiamo che seguendo il loro richiamo ritroveremo un pezzo della nostra anima."
(Silvia Montemurro)
Forse per questo ...
"Vorrei sempre essere altrove, dove non sono, nel luogo dal quale sono or ora fuggito. Solo nel tragitto tra il luogo che ho appena lasciato e quello dove sto andando io sono felice.
(Thomas Bernhard)



 


 



martedì 13 giugno 2017

mercoledì 17 maggio 2017

La struttura che connette


Cosa succede se in un certo punto, la struttura che connette inizia a smagliarsi? Se la rete dei circuiti inizia a sfilacciare le connessioni con le quali si riesce a rappresentare mentalmente il mondo esterno in un qualcosa di senso compiuto e in parte condiviso in un codice comune per cui un cucchiaio è un cucchiaio e un cavallo è un cavallo?
Cosa realmente accade nel computer di bordo se i contorni che delineano le cose iniziano a svanire, lentamente, fino a non riconoscerli più?
In quale mondo si va quando non conosci più il nome delle cose e le parole diventano geroglifici che non riesci più a interpretare e non riesci più a vedere le cose come ti stanno davanti, non per un reale difetto visivo degli occhi ma perché qualche maglia si smaglia nei nostri circuiti neuronali e il filo non è più intrecciato?
Lentamente tutto intorno inizia a smantellarsi, ci si sente come una vecchia casa abbandonata: la porta cede un perno, si apre una falla nel tetto, i muri aprono crepe, e tu non riesci più a tenere su tutto.
Cosa succede quando il tessuto della memoria si disfa? Si disfa la tua storia, e perdi la capacità di decodificare le informazioni e ti sembra di finire in un mondo straniero di cui non capisci la lingua, i segni, le immagini e forse i suoni e il senso delle parole?
Si smantellano i ricordi, o restano sempre lì ma fanno cortocircuito?
O forse i ricordi restano, ma la strada che ci conduce a loro è interrotta?
Non ci sono percorsi alternativi con cui raggiungerli?
Allora com’è che il mondo sfuma in una messa a fuoco difettosa e i contorni e le forme iniziano a dissolversi in macchie di colore a cui non si sa più dare un nome ?
Cosa vendono con la mente?
E noi?
Siamo sicuri di formulare sempre la più concreta e vicina al reale, rappresentazione mentale del nostro mondo esterno?
GiulJanas



 
  
                           



mercoledì 3 maggio 2017

Silence

Silence

E' stato realizzato con una raccolta di mie foto, che purtroppo nell'elaborazione e compressione del video perdono molto in definizione..(consiglio di selezionare su youtube una risoluzione più alta prima di visualizzarlo di quella automatica che ha una qualità bassissima, la qualità migliore naturalmente è Hd).
Il brano è il bellissimo "Silence" di Danilo Rea. Lo stesso che compare in alcuni miei fotogrammi del video, quando ho avuto l'occasione di poter assistere a un suo concerto a Roma.

Sulla Fotografia (GiulJanas)







Sulla fotografia.
Indubbiamente noi possiamo muoverci ed avanzare perché abbiamo delle gambe, ma dire che camminiamo perché abbiamo delle gambe sebbene sia un affermazione oggettiva, è decisamente limitata;
non camminiamo solo perché abbiamo delle gambe, ma perché c'è una connessione neurologica che dice alle gambe di muoversi piuttosto che stare ferme e che dice alle gambe dove muoversi e come muoversi, se in una direzione piuttosto che in un'altra, se farlo velocemente o lentamente, con passo sicuro o incerto, camminiamo e ci dirigiamo in un luogo per delle ragioni, per una volontà precisa etc...
Fotografare quindi è qualcosa di più che azionare con un dito un dispositivo meccanico, non è solo la riproduzione oggettiva di un frammento di realtà, di un momento reale che ci si presenta davanti; chi si limita a sostenere questo, chi vuole vedere solo l'aspetto meccanico del camminare come la semplice azione di mettere una gamba davanti all'altra, sezionando solo una parte del processo del "camminare", può farlo certo, magari con motivazioni particolari, ma con la consapevolezza che sta escludendo molto di tutte quelle cose che entrano nell'interezza di quell' azione.
Dire che senza la macchina fotografica, questo dispositivo meccanico, non puoi fare fotografia è banalmente ovvio come dire che se non hai le gambe non puoi camminare.
Dire che la macchina fotografica non ti permette di realizzare tutto quello che vuoi come vuoi, che ti pone davanti limiti oggettivi prestabiliti, è come dire che con le gambe puoi camminare ma non puoi correre a 100 all'ora.
Alla fine, pur leggendo le molte cose che sono state scritte e pensate sulla fotografia, mi resta la sensazione, che tutto ciò che è "veramente" fotografia sia qualcosa di inspiegabile, che quello che conta veramente non verrà mai reso esplicito e resterà nell'indicibile.

(GiulJanas)
 

Posso essere altro

                                                                       Sono felice
                                                                      non posso essere altro

                                                                        e sono triste
                                                                      non  posso essere altro

                                                                       e sono e non sono   
                                                                       e posso essere altro?
                                                                           (GiulJanas)

Delfini in libertà

                                                             
                                 Un giorno mentre facevo il bagno nel mare 
                                 il mio delfino parlante mi parlò, 
                                 mi parlava in sinfonia 
                                 dalla pace di libertà sotto il mare, 
                                 mi guardò, gli occhi pieni d'amore, 
                                 disse: sì, viviamo dietro il sole. 
                                 (Red Hot Chili Peppers)





mercoledì 8 febbraio 2017

Passaggi





Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare
domande,

senza stupirmi di niente.

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione, espirazione, un passo dopo
l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.

Il mondo avrebbe potuto essere preso per
un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perché -
e da dove è saltato fuori uno così -
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodo piantato troppo in
superficie nel muro
(e qui un paragone che mi è mancato).

Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter
d’occhio.

Su un tavolo più giovane da una mano d’un
giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.

Le nuvole erano come non mai e la pioggia
era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.

La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.

E’ durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.

Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.
Szymborska - disattenzione

sabato 4 febbraio 2017