Giocatrici d’astragali
Noi giocatrici d’astragali abbiamo prestato
corpi alla luna
e cullato per lei embrioni
di uomini e donne alla luce dei suoi pleniluni
Forgiammo nel silenzio di notti illuni
cellula dopo cellula, muscoli e scheletri
e poi mani e piedi per poter rischiarare
il mondo con gli occhi dei nostri figli
Dalle nostre madri imparammo le nenie
e alfabeti di riti e sintassi di gesti
e impastammo farina e sale e lievito
e acqua per i nostri figli.
Ma altri lidi e porti sempre più distanti
dai nostri scogli ha raggiunto chi, sangue
del nostro sangue, ha fatto bottino di umori
e linfe dei nostri corpi e spiegate le vele
è salpato da solo per il suo viaggio.
E noi impenitenti giocatrici d’astragali,
rimaste a riva a guardare, freddo il grembo
e vuote le braccia, torneremo alla prossima
giocata a intrecciare giunchiglie e ad adornare
di ramoscelli di mirto i nostri letti per gli inattesi
approdi e le scontate partenze dei nostri amori
Sapremo strappare dal cielo sipari di tramonti
e arabescare incensi e mirra per nuovi amplessi
e gettare miele sull’aloe amara dell’ultimo tradimento.
E ad ogni nuova gettata d’astragali ci sembrerà
più lieve la ruga che scava il viso
e turgidi i seni già svuotati dai figli
e nuova la pelle avvizzita dagli anni
Illuse giocatrici riusciremo a credere ancora
all’inganno di voce maschile che tornerà

suadente a intonare alla luna ruffiana d’agosto

gli antichi madrigali della nostra giovinezza.
corpi alla luna
e cullato per lei embrionidi uomini e donne alla luce dei suoi pleniluni
cellula dopo cellula, muscoli e scheletri
e poi mani e piedi per poter rischiarare
il mondo con gli occhi dei nostri figli
Dalle nostre madri imparammo le nenie
e alfabeti di riti e sintassi di gesti

e impastammo farina e sale e lievito
e acqua per i nostri figli.
Ma altri lidi e porti sempre più distanti
dai nostri scogli ha raggiunto chi, sangue
del nostro sangue, ha fatto bottino di umori
e linfe dei nostri corpi e spiegate le vele
è salpato da solo per il suo viaggio.E noi impenitenti giocatrici d’astragali,
rimaste a riva a guardare, freddo il grembo
e vuote le braccia, torneremo alla prossima
giocata a intrecciare giunchiglie e ad adornare
di ramoscelli di mirto i nostri letti per gli inattesi
approdi e le scontate partenze dei nostri amori
Sapremo strappare dal cielo sipari di tramonti
e arabescare incensi e mirra per nuovi amplessi
e gettare miele sull’aloe amara dell’ultimo tradimento.
E ad ogni nuova gettata d’astragali ci sembrerà
più lieve la ruga che scava il viso
e turgidi i seni già svuotati dai figli
e nuova la pelle avvizzita dagli anni
Illuse giocatrici riusciremo a credere ancora
all’inganno di voce maschile che tornerà
suadente a intonare alla luna ruffiana d’agosto
gli antichi madrigali della nostra giovinezza.
Carmen De Mola – Polignano a mare (BA)