mercoledì 17 maggio 2017

La struttura che connette


Cosa succede se in un certo punto, la struttura che connette inizia a smagliarsi? Se la rete dei circuiti inizia a sfilacciare le connessioni con le quali si riesce a rappresentare mentalmente il mondo esterno in un qualcosa di senso compiuto e in parte condiviso in un codice comune per cui un cucchiaio è un cucchiaio e un cavallo è un cavallo?
Cosa realmente accade nel computer di bordo se i contorni che delineano le cose iniziano a svanire, lentamente, fino a non riconoscerli più?
In quale mondo si va quando non conosci più il nome delle cose e le parole diventano geroglifici che non riesci più a interpretare e non riesci più a vedere le cose come ti stanno davanti, non per un reale difetto visivo degli occhi ma perché qualche maglia si smaglia nei nostri circuiti neuronali e il filo non è più intrecciato?
Lentamente tutto intorno inizia a smantellarsi, ci si sente come una vecchia casa abbandonata: la porta cede un perno, si apre una falla nel tetto, i muri aprono crepe, e tu non riesci più a tenere su tutto.
Cosa succede quando il tessuto della memoria si disfa? Si disfa la tua storia, e perdi la capacità di decodificare le informazioni e ti sembra di finire in un mondo straniero di cui non capisci la lingua, i segni, le immagini e forse i suoni e il senso delle parole?
Si smantellano i ricordi, o restano sempre lì ma fanno cortocircuito?
O forse i ricordi restano, ma la strada che ci conduce a loro è interrotta?
Non ci sono percorsi alternativi con cui raggiungerli?
Allora com’è che il mondo sfuma in una messa a fuoco difettosa e i contorni e le forme iniziano a dissolversi in macchie di colore a cui non si sa più dare un nome ?
Cosa vendono con la mente?
E noi?
Siamo sicuri di formulare sempre la più concreta e vicina al reale, rappresentazione mentale del nostro mondo esterno?
GiulJanas



 
  
                           



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